Gomito del tennista. Come curare l’epicondilite.

Tra il serio e il faceto iniziamo a capire che l’epicondilite al gomito, comunemente chiamata “gomito del tennista”, ha un raggio d’azione molto più ampio, che non colpisce soltanto i frequentatori dei campi in terra rossa.

Qualcuno l’ha ribattezzato “gomito del motociclista”, dal momento che  Il dolore localizzato al braccio, tipico di questa malattia, colpisce molti soggetti che  usano motoveicoli o lavori che implicano l’uso di grandi trapani o martelli pneumatici, ma anche tra chi tutti i giorni si occupa delle faccende di casa.


Le motivazioni dell’insorgere di questo problema non sono legate solamente alle attività quotidiane.

Possono nascere da traumi, da infiammazioni, e riguardano una parte del nostro corpo spesso trascurata ma di fondamentale importanza per compiere gesti semplici, partendo dal lavarsi la faccia, passando per il mangiare, lo scrivere, il lavorare.

Per tutti questi motivi questa patologia non solo non va sottovalutata ma, oltre a capire come scoprirla, vedremo insieme cosa fare per curarla.

Epicondilite al gomito: perché il dolore al braccio?

Ripassiamo un po’ di anatomia per capire bene di quale parte del nostro corpo stiamo parlando.

Il gomito è una delle articolazioni più importanti e più complesse del nostro organismo.
Le tre ossa che compongono il nostro arto superiore sono:

  • L’Omero
  • Il Radio
  • L’Ulna

Le varie combinazioni motorie sono permesse rese possibili dai muscoli del braccio, dai tendini e dalla cartilagine; cioè il tessuto morbido ed elastico che permette alle nostre ossa di muoversi tra di loro senza entrare mai in contatto diretto. Quando la cartilagine si danneggia emerge il dolore al braccio, e di conseguenza diminuiscono le possibilità di movimento.
Il gomito è la parte in cui tutti gli elementi che abbiamo elencato si incontrano.

 

Le cause dell’epicondilite al braccio possono essere molteplici.

È facile capire che una parte del corpo tanto fondamentale e complessa, soggetta a continuo stress, possa subire danni e usura di ogni tipo. E che il funzionamento non corretto di tutte le parti in causa possa portare gravi problemi.
Cerchiamo di fare un elenco delle principali cause:

 

  • Attività ripetitive anche non particolarmente faticose
  • Intense attività sportive
  • Lavori usuranti
  • Traumi e fratture
  • Tendiniti
  • Artrosi
  • Degenerazioni della cartilagine

 

In ogni caso l’epicondilite, o il gomito del tennista, è una patologia ben precisa che nasce da un fenomeno ben preciso.

Il dolore localizzato al braccio, tipico di questa malattia, è causato da un’infiammazione che colpisce il tendine. Per essere più chiari e didascalici il dolore nasce dall’infiammazione del punto in cui il tendine del muscolo estensore (cioè il muscolo dell’avambraccio che ci permette di muovere polso, mano e dita) si collega all’omero.

Gomito del tennista: i sintomi

Il più grande errore che si può fare in questo caso è sottovalutare il fenomeno.

Le premesse fatte finora servivano a chiarire al meglio quali organi sono coinvolti e le cause del dolore, perché l’epicondilite si presenta in forme lievi, inizialmente anche saltuarie. Quindi spesso nelle fasi iniziali è facile sottovalutarla e non interrompere le normali attività ritardando la possibilità di curarsi adeguatamente. Ma la non curanza del fenomeno può portare a una cronicizzazione della patologia.

All’inizio l’epicodilite provoca fastidio e dolore localizzato principalmente nel gomito. Se non si interviene tempestivamente il dolore, oltre ad aumentare, coinvolgerà anche il polso e le dita, e si manifesterà non solo durante le attività di sforzo ma anche nei momenti in cui l’arto è a riposo.

 

Vediamo meglio quali sintomi possono farci capire quando lo stadio dell’infiammazione è avanzato e si corre il rischio di cronicizzazione dell’epicondilite:

 

  • Il dolore non coinvolge più solo il gomito ma raggiunge avanbraccio, polso e mani
  • Il dolore aumenta molto quando si usa il polso o la mano per fare presa, come quando cerchiamo di aprire la maniglia di una porta
  • Nei momenti di inattività si percepisce la debolezza dell’avanbraccio
  • Il dolore si fa sempre più presente con il passare del tempo, indipendentemente dalle attività svolte
  • Si riscontra l’incapacità di stringere con la mano e di afferrare saldamente oggetti come una forchetta, un bicchiere o lo spazzolino

Epicondilite al braccio: cure, rimedi e prevenzione.

Avere un quadro preciso della situazione facilita il medico a compiere la sua diagnosi. Analizzando i sintomi e le forme di insorgenza del dolore si danno a chi ci cura i mezzi per avere un quadro più chiaro della situazione.

Ovviamente non per sostituirci al medico me per avere coscienza di ciò che si prova.
Se per lo specialista l’analisi clinica non è sufficiente si ricorre ad altri esami come:

 

  • Radiografia (per scoprire eventuali calcificazioni o un’alterazione dell’articolazione come ad esempio l’artrosi)
  • Ecografia
  • Risonanza magnetica

 

Le terapie per l’epicondilite, le cure e i rimedi da mettere in atto all’insorgere di questo fenomeno sono molte; ovviamente è sempre bene rivolgersi ad uno specialista per scoprire la migliore, analizzando caso per caso.

I principali percorsi che solitamente vengono suggeriti in questi casi possono essere:

 

  • Riposo
  • Tutore
  • Cure antinfiammatorie
  • Fisioterapia
  • Infiltrazioni
  • Terapia chirurgica

 

Il riposo sarebbe ovviamente la cura migliore per far passare presto l’infiammazione che causa il dolore nel caso di epicondilite al braccio. Ma, come evidenziato precedentemente, il gomito ci permette quasi tutti i movimenti più importanti della nostra quotidianità ed è difficile poter restare in riposo assoluto (anche se sarebbe la soluzione ideale).

In questo caso ci vengono in soccorso i tutori che non immobilizzano il braccio ma evitano un’estensione eccessiva che andrebbe a peggiorare il dolore.
La fisioterapia si basa principalmente su esercizi specifici di allungamento praticati dagli specialisti.

In ogni caso, insieme a questi rimedi, saranno necessarie cure antinfiammatorie per lenire efficacemente l’infiammazione e ripristinare possibilità di muoversi.

Solo nei casi più gravi si procede a infiltrazione di fattori di crescita di derivazione piastrinica. Dato che uno dei problemi del gomito è la poca irrorazione, dovuta alla scarsa circolazione sanguigna, si prelevano dal sangue i componenti che possono accelerare la guarigione e si infiltrano direttamente nella zona colpita.

Nei casi più gravi e cronici può essere previsto anche il rimedio chirurgico mediante la tecnica mininvasiva artroscopica. Resta sempre un intervento chirurgico ma le attuali metodologie accorciano molto i tempi di recupero.